Sanità alla sbarra

Dal 15 giugno è entrato in vigore il Decreto che sancisce l’assistenza dei detenuti da parte del Ssn. Fondamentale sarà il ruolo delle Asl. “Bisogna creare la figura del medico penitenziario”, questo il parere di Andrea Franceschini, Presidente della Soci

Traghettare l’assistenza sanitaria dei detenuti dal Ministero della Giustizia al Sistema sanitario nazionale: è questa la finalità del decreto da poco emanato contenente tutte le modalità ed i criteri per il trasferimento al Ssn di tutte le competenze della medicina penitenziaria. Il decreto ha segnato la conclusione di un lungo percorso legislativo iniziato nove anni fa con il Dlgs 230/99. L’Iter si è ora perfezionato con il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di attuazione dell’art. 2, comma 283 della legge finanziaria 2008, entrato in vigore il 15 giugno 2008.
“Il transito della competenza dei servizi sanitari penitenziari dalla Giustizia al Ssn - afferma Andrea Franceschini, Presidente della Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria - è un processo maturato nel tempo e risponde alle richieste del carcere, in tema di assistenza, per l’evoluzione delle conoscenze cliniche, per le possibilità diagnostiche e terapeutiche che attualmente sono offerte a tutti i cittadini liberi e che devono essere offerte allo stesso modo anche ai cittadini detenuti.
Nel passaggio, un ruolo importante spetta al territorio e alle sue risorse organizzative, perché i problemi riferiti al sistema penitenziario dovranno essere risolti prendendo in considerazione la cooperazione con altri sistemi. L’affidamento delle competenze assistenziali in carcere al Ssn è, dunque, una positiva rivoluzione che dovrà essere gestita, però, con la giusta conoscenza per evitare criticità sanitarie in un ambito assistenziale così delicato. Dal 15 giugno la competenza assistenziale sarà del Ssn e delle Regioni e, quindi, tra breve si dovrà cominciare ad agire”.
Il decreto prevede, inoltre, il trasferimento delle risorse finanziarie del Ministero della Giustizia al Fondo Sanitario Nazionale: tali risorse sono quantificate complessivamente in 157,8 milioni di euro per il 2008, 162,8 milioni di euro per il 2009 e 167,8 milioni di euro a decorrere dal 2010. Saranno, infine, trasferiti, con diverse modalità, i rapporti di lavoro del personale medico, paramedico e degli psicologi dal Ministero della Giustizia alle aziende sanitarie del Servizio Sanitario Nazionale. Si parla di 476 dipendenti di ruolo dell’Amministrazione penitenziaria e 4694 dipendenti non di ruolo. Per quanto concerne la Giustizia Minorile il trasferimento dovrebbe, invece, riguardare 184 unità.
“Il transito dei servizi sanitari penitenziari al Ssn - prosegue Franceschini - genererà una fase gestionale di grande complessità organizzativa. Si tratta di sostituire la precedente organizzazione con una nuova attraverso la quale le Asl, nel cui territorio risiedono gli istituti penitenziari, predispongano gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione per le persone detenute. Questo può essere realizzato attraverso modelli operativi che non devono rendere le attività sanitarie in carcere residuali rispetto agli obiettivi valutati per il territorio. La nuova frontiera, quindi, deve essere affrontata con modelli solidi e già collaudati quali i Dipartimenti e le Unità operative, affidandoli a personale già esperto dell’ambiente e che vuole rendere quella del Medico Penitenziario la propria professione nell’ambito del Ssn. Attraverso i giusti modelli operativi, con un dirigente esperto e responsabile, e altri dirigenti medici che gestiscono la salute di tutti i detenuti residenti, le prestazioni sanitarie potranno essere erogate alla popolazione detenuta allo stesso modo di quelle erogate alla popolazione libera. Il vantaggio principale sarà ovviamente quello di rendere fruibile tutta la potenzialità di intervento del Ssn al cittadino quando è detenuto come quando era, e tornerà ad essere libero, con sicuri riferimenti territoriali dove possa proseguire il programma terapeutico iniziato in carcere. Ma tutto ciò deve essere organizzato conoscendo le reali esigenze del carcere. Per questo insisto sull’utilizzo di personale sanitario già esperto, una gran parte del quale vuole mantenere nel nuovo sistema l’attuale posizione funzionale ricoperta, nell’ambito di quei dipartimenti ed unità operative che dovranno essere formate”. (m.t)

INTRO

19/10/2008

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