Odontoiatria Penitenziaria

una branca da rivalutare

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La patologia odontoiatrica è molto diffusa in ambito penitenziario. Pur essendo spesso sottovalutata o non repertorizzata, all’ingresso in struttura del detenuto, essa è alla base:


1)  di un numero elevato di richieste di intervento medico, spesso consistenti nel richiedere la visita specifica specialistica o nel protestare per l’attenzione non ricevuta, in relazione ai problemi del proprio cavo orale;
2)  di un numero elevato di interventi con lunghe liste di attesa, laddove gli specialisti o i coordinatori sanitarie le approntino;
3)  di problemi di salute correlati alla difficile nutrizione o alle patologie derivanti da quelle odontoiatriche non trattate;
4)  da problemi di tipo dietetico e nutritivo, correlati



  • a problemi di masticazione (patologie ATM);

  • a problemi di digestione dovuti ad un’inadeguata preparazione del bolo alimentare;

  • a problemi di alterazione o perversione del gusto.


L’incontro tra un’odontoiatra “dedicato” per scelte ed interessi all’ambito penitenziario ed un coordinatore sanitario convinto che la salute di un individuo non può prescindere da quella del cavo orale, per tutte le diverse funzioni che attraverso esso passano e per il tipo di alterazioni che lo colpiscono, ha fatto sì che la struttura bresciana, in Lombardia, attivasse un dialogo ed un confronto assiduo con l’UOSP e la Società Italiana di Medicina e Sanità Pentienziaria.


I contributi che a partire da questo mese proporremo sono l’espressione di una volontà chiara:
- di attivare un dibattito scientifico serio sull’importanza di un management sanitario adeguato in ambito penitenziario,
- di evidenziare con chiarezza come gli odontoiatri penitenziari non sono medici di “serie B” e possono contribuire notevolmente al benessere della persona detenuta,


* attenuando o risolvendo patologie algiche;
* curando e guarendo i quadri patologici diagnosticati;
* facendo prevenzione, grazie ad un monitoraggio costante di tutti detenuti, compresi quelli sani, mediante campagne di screening adeguati.


Siamo convinti che tutto questo possa aiutare notevolmente l’amministrazione penitenziaria a perseguire parte della sua “mission”;
siamo altrettanto convinti che per perseguire buoni risultati bisogna fare dei progetti chiari, precisi e commensurati alle risorse disponibili, ottimizzandole e facendo sinergia di esse. 


Dottor Michele Fola                                                                                                                                                                       06/06/2007


 

SIMSPe Onlus

11/05/2011

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