Psoriasi dietro le sbarre

Dal disagio alla terapia, per la tutela del diritto alla cura

Large_adipso

Viterbo, 9 maggio 2014 - Ha preso il via a Viterbo il progetto “Dermatologia protetta” per assicurare il trattamento delle persone affette da psoriasi, in stato di detenzione.  Da un’idea di ADIPSO (Associazione per la Difesa degli Psoriasici) e della nostra Società e reso possibile grazie al contributo incondizionato di Pfizer, il progetto ha richiesto la creazione di una rete di collaborazione che ha coinvolto il Centro Specialistico di Riferimento per la psoriasi dell’Ospedale Belcolle con le necessarie approvazioni  della ASL Viterbo e del Ministero di Giustizia.
“Il diritto alla cura è imprscindibile.” – afferma Mara Maccarone, Presidende di ADIPSO – “Un detenuto non solo può, ma deve poter aver accesso alle terapie più adeguate per la patologia da cui è affetto. Nel caso della psoriasi, che è una malattia cronica, questo è ancor più importante per evitarne il peggioramento e la comparsa di comorbidità”. Secondo le statistiche soffre di psoriasi il 4% della popolazione e, sebbene non siano disponibili dati certi per quanto riguarda l’incidenza della patologia all’interno degli istituti penitenziari, se si applica la stessa percentuale ad un totale di 60.000 detenuti ospitati nelle strutture carcerarie  italiane il calcolo è presto  fatto: 2.400 potenziali pazienti  presenti ogni giorno. Stima che va considerata per difetto se si pensa che nelle nostre strutture penitenziari  transitano circa 120.000 persone in un anno. 
Anche se migliorata rispetto al gennaio 2013, persiste inoltre una condizione di grave carenza di spazi, che incide sulle condizioni fisiche e psicologiche dei detenuti  che a loro vota possono influire pesantemente sul decorso della patologia e, addirittura, peggiorarla.
“All’interno delle carceri, luogo di emarginazione per eccellenza, la psoriasi risulta essere una patologia importante che si aggiunge ai problemi propri della malattia a forte impatto sulle relazioni sociali. La scarsa conoscenza e informazione porta con se paure infondate come quella del contagio, aggravando ancor di più la condizione di isolamento e il disagio psichico della persona .” – sottolinea Giulio Starnini, Responsabile SIMPSe per il progetto – “Se da un lato dobbiamo lavorare  per cambiare le percezioni, credo sia fondamentale già da ora , garantire l’accesso alle cure. Di qui la decisione di partire con un progetto pilota per la diagnosi della patologia”.
Il progetto, partito nello scorso gennaio,  prevede che una dermatologa SIMSPE su incarico ASL  si rechi presso il carcere di Viterbo, che ospita circa 700 detenuti, una volta a settimana, per mezza giornata. Le visite possono essere richieste direttamente dai detenuti o  dai medici penitenziari che reputino necessario un controllo specialistico.
Dalla fine del mese di gennaio, sono già  5 i casi di psoriasi diagnosticati, di cui uno grave. A tutti sono state prescritte e assicurate le terapie necessarie.
“Ricevo numerose  lettere dai detenuti di tutta Italia che lamentano la mancanza di cure adeguate. – aggiunge Mara Maccarone – Per questo mi auguro che il progetto di Viterbo sia solo l’inizio di un percorso virtuoso che trovi applicazione in tutti gli istituti penitenziari.”


La patologia


La psoriasi è una malattia cronica della pelle - non contagiosa - che può avere conseguenze importanti sulla percezione dell’immagine corporea, sulle relazioni sociali e sulla qualità di vita delle persone che ne sono affette. E’ una malattia sistemica infiammatoria che può coinvolgere cute ed articolazioni, spesso associata ad importanti comorbidità (patologie cardiovascolari, diabete, obesità, sindrome metabolica) che possono aggravare il quadro clinico del paziente e rendere il trattamento della patologia più complesso.
Si manifesta con la comparsa di chiazze eritematose e squamose, di colore rosso-biancastro rotondeggianti, chiaramente delimitate ai bordi, localizzate di solito in sedi tipiche (gomiti, ginocchia, tronco, cuoio capelluto) più raramente a livello del viso delle zone genitali e pamo-plantari. In alcuni casi le zone in cui compaiono le chiazze diventano sede di prurito più o meno intenso, a seconda della reazione individuale.
In Italia sono circa 2 milioni e mezzo i pazienti affetti da Psoriasi, di questi una proporzione consistente presenta forme cutanee moderato-severe ed in oltre il 30% si osserva l’associazione di artrite (psoriasi artropatica) alla malattia cutanea.

SIMSPe-ADIPSO

09/05/2014

L'accesso ai commenti è abilitato unicamente per i soci.
Iscriviti per avere accesso completo alle funzionalità del sito, oppure effettua il .

Commenti all'articolo