AGORA' PENITENZIARIA 2017: SAVE THE DATE

A Roma il 18° Congresso Nazionale SIMSPe-ONLUS

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Roma, 24 Luglio 2017 - Si terrà a Roma il 5 e 6 ottobre 2017, presso l'Hotel dei Congressi all'EUR, l'AGORA' PENITENZIARIA 2017, XVIII Congresso Nazionale SIMSPe-ONLUS "Salute in  Carcere e LEA 2017: punto di svolta?".


Sono aperte le iscrizioni che, come ogni anno, vedono importanti facilitazioni per i Soci SIMSPe e per coloro che si iscrivono entro il 15 settembre p.v. L'evento è accreditato con 9,8 crediti ECM.


Trovate le informazioni organizzativo-logistiche al sito del Congresso semplicemente cliccando il seguente LINK e visitando il sito dedicato www.agorapenitenziaria.it 


 


Di seguito il Razionale dell'Evento del Presidente Lucania.


Abbiamo scelto di proposito questo tema, significativo poiché denso di contenuti, per approfondire una riflessione ormai quasi decennale sugli effetti concreti del transito dei servizi sanitari penitenziari al SSN: al di fuori delle ideologie e delle visioni che ciascuna istituzione e gli operatori hanno di questo servizio.


La pubblicazione dei LEA 2017 certamente è un punto di svolta, soprattutto nella identificazione di questa attività all’interno delle prestazioni universalistiche erogate dal SSN. Il suo riconoscimento all’art. 58 del DPCM 12.1.2017[1] oggi, e solo oggi, realmente incardina questo servizio nell’impalcatura del SSN.


Rimane il peccato originale, cioè il DPCM del 2008, atto frettoloso, minimalista, irrispettoso delle professionalità sviluppate all’interno del sistema e, soprattutto, attento a non turbare un status quo che a nessuno degli attori del sistema all’epoca interessava turbare. Un atto normativo senza vision, senza prospettive!


In dieci anni all’interno del sistema sanzionatorio italiano, nell’articolazione della pena detentiva, i cambiamenti sono stati profondi, ma anche all’esterno di esso, soprattutto nell’attenzione che viene oggi posta al problema ed al sistema. Che rimane sì un sistema chiuso, ma sempre più permeabile allo sguardo attento degli stakeholder sociali, maggiormente allineato alla società esterna in tema di responsabilità, sovraffollato con andamento sinusoidale della curva, ma ormai in lenta progressiva ascesa, vissuto in parte da cittadini di altre nazioni, moltissimi non europei, spesso provenienti da nazioni in cui malattie da noi scomparse o drasticamente ridimensionate sono invece la quotidianità delle patologie, sistema che è momento spesso scatenante di disagio mentale di ampie quanto significative dimensioni, che non infrequentemente sfocia nel disturbo mentale e purtroppo, talora, in gesti estremi.


Ed allora l’inquadramento – assolutamente necessario – di questo sistema nei LEA 2017 è realmente un punto di svolta, o è solo una timida e dovuta presa d’atto di qualcosa già esistente ed ormai incardinato nella quotidianità delle Aziende Sanitarie di tutte le Regioni?


Non si chiede una sanità “speciale”, non sarebbe né possibile né giusto.


Ma non può che ribadirsi la richiesta di una sanità adeguata ad un bisogno di salute diverso. In qualità e quantità. Con una maggiore attenzione alle problematiche legate alla intrinseca vulnerabilità sociale che certamente ampia parte dei detenuti presenta, alla necessità che le buone prassi di informazione all’interno del sistema sulle maggiori patologie infettive siano ubiquitariamente diffuse, che le cure siano sempre garantite ed in maniera fluida, che il determinante “salute” sia oggetto di reale attenzione anche nelle problematiche più strettamente penitenziarie, che vi sia maggiore sviluppo dei reparti ospedalieri per detenuti con una diffusione almeno regionale, sì da poter garantire assistenza ospedaliera in maniera certamente più adeguata.


Cioè, e senza voler mischiare le competenze di stato, regioni, salute, giustizia pensiamo che proprio partendo dai LEA 2017 si debba riscrivere una forma di assistenza sanitaria adattata alle necessità di questo segmento. Ancorata certamente ai livelli essenziali di assistenza, ma adeguata a bisogni diversi da quelli della popolazione. Nella quale sanità e giustizia, ciascuno per le sue competenze, collaborino lealmente al miglioramento delle condizioni di salute collettiva all’interno del sistema.


Non vi sono ricette miracolose, ma tanti possibili supporti quale l’informatizzazione dei dati. Ma nulla sarà utile o efficace se non sarà la sintesi di un dibattito sereno che superi le storture del DPCM 1-4-2008 e realmente, e con atti normativi concreti, incardini “alla pari” questo segmento di assistenza nel SSN.


Luciano Lucanìa


Presidente SIMSPe 2016-18

Simspe Onlus

24/07/2017

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