Sicilia: i medici nei penitenziari; "il carcere è la nostra Africa"

Il carcere è la nostra Africa. È il nostro “Terzo mondo”. Soprattutto in Sicilia dove esiste il più alto numero di luoghi di pena. È la terra dove alcuni diritti fondamentali dell’uomo rimangono principi astratti. Primo tra tutti il diritto alla salute.


E una tale carenza risulta ancor più grave allorché si consideri che i detenuti aumentano e con loro le malattie: quelle mentali, l’Aids, la tbc, le tossicodipendenze, le epatiti contagiosissime, con inquietante riscontro di suicidi. Le ultime cifre ci dicono che il 62% dei detenuti ha una patologia bisognevole di un intervento medico. E nella maggior parte dei casi tale categoria di ammalati è particolarmente difficile da gestire e da curare in tutta la sua globalità e con mezzi adeguati. E non sempre l’impegno dei medici e della dirigenza degli istituti penitenziari riesce a sopperire alle carenze.


Da anni una tale drammatica realtà viene denunziata senza riscontri significativi sicché adesso è emergenza nella nostra Isola dove, per di più, non viene recepita dalla Regione la riforma che risale al 1° aprile del 2008 e che trasferisce le competenze per l’assistenza sanitaria ai detenuti dal ministero della Giustizia ‐ che la ha da sempre gestita ‐ al ministero della Salute.


A fronte appunto di tale vuoto legislativo e normativo, l’emergenza ha raggiunto il suo culmine creando disagio, confusione e perplessità tra gli operatori sanitari anche per la conseguente incertezza delle risorse finanziarie, mentre vanno emergendo le conseguenze gravissime di talune negative innovazioni quali, a esempio, quella scomparsa di figure importanti dell’assistenza sanitaria quale quella dello psicologo.  


Una tale scottante tematica (“La salute detenuta: stato dell’arte della riforma nella sanità penitenziaria”) è stata materia di ampia discussione in un convegno che, organizzato dall’Assimefac, si è svolto a San Pietro Clarenza, nella Scuola di formazione del ministero di Giustizia. Dopo i saluti ai numerosi intervenuti della direttrice Milena Mormina, del presidente nazionale dell’Assimefac Venera Sambataro e del provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Orazio Faramo, il dott.   Maurizio Mentesana, dirigente sanitario del carcere di Bicocca, ha tratteggiato la storia della sanità penitenziaria cui ha fatto seguito la relazione del presidente della Federazione nazionale Ipasvi Annalisa Silvestro che ha messo in risalto l’importanza della figura dell’infermiere professionale nell’assistenza al paziente detenuto.  


Da parte sua il consigliere Sebastiano Ardita, direttore generale del Dap, ha sottolineato che malgrado l’aumento esponenziale del numero dei detenuti in quest’ultimi anni, complicato dall’elevato turn‐over, e la contemporanea riduzione delle risorse disponibili, il suo ufficio ha cercato con progetti innovativi di far fronte alle varie emergenze di carattere sanitario garantendo in tutto il territorio nazionale la salute delle persone ristrette. Di alto interesse, inoltre, sia la tavola rotonda che ha posto a confronto diverse esperienze, quali quelle di Antonino Calogero, direttore Opg Castiglione delle Stiviere, e quella di Nunziante Rosania, direttore Opg Barcellona Pozzo di Gotto, come anche la relazione sulla legge di riforma da parte del prof. Eugenio Aguglia, che ha auspicato una futura sinergica collaborazione tra le Società scientifiche e il mondo accademico su così importanti tematiche.


Sulla cura e il trattamento delle tossicodipendenze, sulla grave situazione delle comunità terapeutiche a causa dei mancati pagamenti delle rette da parte del ministero della Giustizia, sull’inquietante aumento nelle carceri delle malattie infettive e sulle tremende conseguenze della “dimenticanza da parte del legislatore della figura dello psicologo nelle carceri dove si susseguono drammaticamente suicidi e atti di auto aggressività, hanno parlato nell’ordine Sandro Libianchi, presidente del coordinamento nazionale degli operatori per la Salute nelle carceri italiane, Gioacchino Palumbo presidente Associazione Terra Promessa,


Giulio Starnini del Simspe e il dott. Salvo Coco. Tutti gli intervenuti hanno convenuto sull’opportunità di un impegno comune per costruire un nuovo modello di medicina penitenziaria


di Angelo Torrisi


16 luglio 2009

"La Sicilia"

16/05/2011

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