LE NOSTRE RADICI

S.I.M.S.Pe.-O.N.L.U.S. [Società’ Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria – Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale] viene fondata nell’anno 2000 ad opera del Prof. Carlo Mastantuono, del Dott. Giulio Starnini e del Dott. Andrea Franceschini, per recuperare i valori di professionalità, di indipendenza scientifica e culturale e di libertà di espressione, che erano stati alla base della A.M.A.P.I  (Associazione Medici dell’Amministrazione Penitenziaria Italiana), da cui tutti i Fondatori provenivano, all’atto della sua fondazione nel 1966.

Con la scelta del  nome si è voluta recuperare ogni forma di professionalità operante nelle carceri, non solo medici ed infermieri ma anche psicologi, tecnici e chiunque in virtù del ruolo ricoperto, contribuisca alla costruzione della salute in carcere. Non a caso il congresso nazionale annuale di SIMSPe-ONLUS è stato fin dall’inizio intitolato “L’Agorà Penitenziaria”, la piazza ideale dove ogni confronto, basato sulla lealtà, la correttezza e il reciproco rispetto, è consentito.

I fatti dimostrano come la Medicina Penitenziaria stia iniziando a trovare quel riconoscimento, quel diritto di essere riconosciuta come disciplina che da tanti anni persegue. Chi opera per la Salute in ambito penitenziario ha diritto ad una formazione specifica.

Se oggi in molte situazioni questo accade è perché qualcuno, segnatamente diversi infermieri, psicologi e medici, hanno creduto in un progetto di vita che vede riaffermato il principio che un Operatore Sanitario è tale dovunque e che un carcere non può fermare il diritto alla salute della  persona malata. Ma le mura di un carcere non fermano neanche la professionalità degli operatori. Al contrario, dell’ambiente penitenziario tale professionalità si è nutrita fino ad embricarsi con tutte le altre professionalità e a diventare una disciplina peculiare. Alla Medicina Penitenziaria non è ancora riconosciuto il diritto di chiamarsi specialità che ne sancirebbe la completa autonomia, ma SIMSPe-ONLUS lavora e lavorerà per questo, come ha lavorato in questi anni a partire dalla I^ Agorà Penitenziaria – Congresso Nazionale SIMSPe-ONLUS, svoltosi a Roma in via Giulia nella sede del Centro Studi  Penitenziari dell’Amministrazione Penitenziaria.

Sono anni difficili perché la popolazione detenuta ha raggiunto livelli mai avvicinati in passato ed in parallelo le risorse anno dopo anno si assottigliano e la vigente distonia normativa non giova certamente a nessuno. Sono anche trascorsi anni in cui è stata garantita l’assistenza sanitaria ai pazienti sieropositivi per HIV/AIDS, in cui sono state istituite in ogni regione le Unità Operative di Sanità Penitenziaria, in cui è avvenuto il passaggio delle competenze alle Regioni e si sono avviati progetti specifici.

SIMSPe-ONLUS, essendo società scientifica, ha sempre creduto nella collaborazione con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, in quanto crede fermamente nel confronto nell’indipendenza professionale degli Operatori Sanitari Penitenziari e perché ritiene doveroso non dimenticare le radici comuni di tutti.   

La Società ha tra gli obiettivi principali del suo Statuto quello di favorire la formazione del personale sanitario e per questo numerosi sono i collegamenti con Istituzioni prestigiose, quali diverse Università Italiane a partire da quelle di Roma “La Sapienza”, “Cattolica del S. Cuore”, “Tor Vergata”, e quelle di Sassari, del Molise, di Genova, “Magna Grecia” di Catanzaro,  che ci  hanno accolto  favorevolmente e continuano a lavorare con noi  con tutto il loro enorme carico di cultura ma anche con il rispetto dovuto a una disciplina fragile e non ancora  riconosciuta come autonoma quale è la Medicina Penitenziaria.  Nonostante ciò il rapporto con le Università è cambiato in meglio. Molti ricorderanno i congressi di Medicina Penitenziaria degli anni ottanta; i Docenti Universitari venivano, tenevano la loro lettura magistrale, senza che in aula fosse proferita prima o dopo una parola sull’esperienza in carcere. Oggi si lavora insieme, spesso affiancati dal Ministero della Salute attraverso l’Istituto Superiore di Sanità o la Commissione Nazionale AIDS,  su problemi sanitari della popolazione detenuta, si discute e si presentano lavori. Oggi la Medicina Penitenziaria esporta sapere nei congressi della altre discipline ed è punto di riferimento tecnico per chi amministra.

Non bisogna dimenticare, inoltre, la ricchezza di umanità e di coscienza civile che è affluita in SIMSPe grazie ai rapporti di amicizia e alle partnership con Enti e Associazioni del volontariato o di malati.  Mi riferisco al Network Persone Sieropositive  e a Rosaria Iardino che lo ha fondato, ai Volontari In carcere di Don Spriano o a Ristretti Orizzonti di Padova, l’Associazione Law per i Diritti dei detenuti e tanti altri.

La nostra scelta di migliorare la salute dei nostri pazienti attraverso lo studio, la ricerca, la formazione, non ha mai voluto essere un isolarsi dalle realtà e dai malesseri che le persone detenute vivono sulla loro pelle, piuttosto una condivisione spesso virtuosa e prodiga  di frutti. Questo ha aperto a SIMSPe nuovi, diversi e stimolanti orizzonti di intervento all’interno degli Istituti Penitenziari, che nel corso degli anni hanno permesso di modificare i comportamenti sia delle persone detenute che degli operatori penitenziari, sia dell’area sanitaria che di quelle della sicurezza, del trattamento e dell’amministrazione, sulla malattia da HIV/AIDS, sulle epatiti virali croniche e sulla diffusione della Tubercolosi in carcere. Un’esperienza straordinaria, condotta a diretto contatto con i detenuti, con gli Agenti di Polizia Penitenziaria e con gli Operatori Penitenziari di ogni mansione; nessuno tra coloro che hanno vissuto questo tipo di esperienze potrà mai dimenticare. Come noi non dimenticheremo gli Amici Gianni Grosso e Pino Zumbo che ci hanno accompagnato come “Peer Educators” con intelligenza e con forza negli incontri all’interno degli Istituti.  A loro piaceva definirsi come ex di tutto, ex tossicodipendenti, ex detenuti, ex delinquenti, ex disadattati ma, nonostante l’AIDS, non hanno mai abdicato alla loro voglia di riscatto e di vita che hanno sempre trasmesso a tutti i loro interlocutori.

Qualcuno ci ha  chiesto quali vantaggi alla fine possano derivare al detenuto da tutta questa attività.

Chiedersi cosa giova al paziente se il medico si aggiorna e diventa consapevole delle necessità sanitarie della collettività in cui lavora, è come chiedere al contadino a cosa giova arare prima di seminare.

Siamo consapevoli che gli articoli scientifici, i convegni,  questo Sito, le Linee Guida, i Progetti elaborati dalla Società o con il contributo della stessa, i cui materiali è possibile trovare in esteso sul Sito, non trasformeranno mai un medico o un infermiere disattento e demotivato in un professionista migliore. Nonostante questo, crediamo fermamente che senza una solida e costante preparazione, senza una conoscenza approfondita degli Uomini che sono chiamati ad assistere e dell’ambiente in cui tale opera si compie, nessuno di questi operatori potrà mai contribuire fattivamente al miglioramento dell’Assistenza Sanitaria in carcere fino alla parità con i pazienti liberi, che la Carta Costituzionale garantisce, la Legge dello stato impone e tutti i Cittadini con un minimo di Etica pretendono.


Giulio Starnini
Co-fondatore e Past President di SIMSPe–ONLUS
30 settembre 2011