Rischio di possibile incolumità per il personale e i pazienti presso la corsia di chirurgia vascolare con adiacente cella di detenzione, P.O. Umberto I di Siracusa

Sims Pe Onlus

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Abstract

Di seguito la lettera arrivata alla nostra Società per una riflessione in merito alla questione sollevata e la risposta del Presidente SIMSPe:


Siracusa, 04.03.2019        
Il Coordinamento Cobas Sanità Provinciale ritiene dover evidenziare aspetti di alto rischio di sicurezza, che incombono ad utenti e operatori, durante la traduzione e la detenzione dei detenuti per i ricoveri dovuti, presso la cella di detenzione collocata adiacente la chirurgia vascolare del P.O. Umberto I, quarto piano nella cosidetta “ala vecchia”; riteniamo che la collocazione sia inadeguata, inidonea, che sottopone gli operatori ad una assistenza aggiuntiva, presunta, non riferibile ai posti in corsia; inoltre ad un grave possibile rischio di incolumità personale, vittime consapevoli di possibili atti inconsulti oppure violenti, in soggetti pericolosi, sebbene presente il piantonamento di polizia penintenziaria; casi di tentativi di incendio sono già avvenuti, considerando la vicinanza all’adiacente corsia con pazienti impossibilitati a deambulare i rischi di incolumità fisica possono diventare concreti; il percorso dei traferimenti all’ospedale sono altrettanto rischiosi, si attraversano spesso lunghi corridoi e si fruisce di ascensori senza chiavi riservate; il coinvolgimento di possibili rischi ad  utenti e cittadini sono prevedibili. 
Per quanto detto chiediamo: 
1) di trovare idonea nuova collocazione della cella detenuti;
2) se sono previsti applicazioni di determinati istituti contrattuali (indennità, incentivi) al personale di assistenza; 
3) se le prestazioni sono comprese nella dotazione organica rispetto ai posti letto previsti per l’U.O. di chirurgia vascolare.
Una riflessione che esula il contesto ospedaliero; indirizzato ai responsabili degli istituti penintenziari: Ci sembra indispensabile incentivare l’utilizzo dei reparti di Medicina Protetta già avviati in alcune realtà territoriali, strutture realizzate per offrire ai detenuti ricoverati tutti i servizi specialistici ospedalieri in condizione di elevata sicurezza.
Pietro Valenti (per il coordinamento cobas sanità provinciale)



Viterbo, 20.03.2019
Si fa riferimento alla nota da Voi indirizzata alla Direzione Generale dell’ASP di Siracusa ed alla Direzione Sanitaria del P.O. Umberto I di Siracusa del 4 marzo u.s. avente per oggetto: rischio di possibile incolumità diretta al personale e ai pazienti presso corsia di chirurgia vascolare con adiacente cella di detenzione. P.O. Umberto I di Siracusa, ed a noi trasmessa per una riflessione sulla problematica.


È evidente come il problema segnalato sia oggettivo, non solo presso il P.O. di riferimento, nel caso di specie – P.O. Umberto I, Siracusa – ma, genericamente, in tutti gli analoghi ambienti sostanzialmente diffusi negli ospedali nazionali. Queste stanze per detenuti, variamente ubicate, strutturate ed utilizzate, nascono da previsioni normative ormai datate e sono, anche a nostro parere, del tutto inidonee alle funzioni cui erano (e tuttora) sono adibite.Non è solo il problema della sicurezza.Crediamo che sia proprio la modifica sostanziale del momento “ricovero” nella vita sanitaria di ogni cittadino che sia profondamente cambiato e si avvii a modelli diversi, privilegiando interventi tempestivi nelle branche di interesse con degenze limitate e periodi post-acuzie in altri luoghi sanitari, identificati ed all’uopo strutturati. Quindi oggi le finalità di questi ambienti, pur in uso, dovrebbero essere rivalutate e rimodulate.Condivido le perplessità circa la loro collocazione, indipendentemente dalla specifica situazione dell’Ospedale di Siracusa. Solitamente sono ubicate in spazi residuali, spesso lontani dalle unità di diagnostica e/o dalle sale operatorie, senza una precisa attribuzione gestionale ad una specifica Unità Operativa. Nè risultano a conoscenza istituti contrattuali incentivanti specifici per gli operatori sanitari del settore, sia quando dedicati che quando occasionalmente adibiti.È insomma un quadro molto confuso dove i problemi legati alla sicurezza degli operatori sanitari, dei degenti nei reparti ospedalieri, dei visitatori e/o dei pazienti presenti in ospedale per prestazioni ambulatoriali, sono oggettivi. Sino ad oggi la professionalità della Polizia Penitenziaria ha sempre evitato problematiche complesse, ma i fatti di cronaca, anche recenti, evidenziano come il problema sia cogente e reale.Le soluzioni? Non passano solo attraverso i reparti ospedalieri c.d. di “Medicina Protetta” che obiettivamente sono in atto la più idonea strutturazione del “momento ricovero” per i detenuti, la cui diffusione dovrebbe essere regionale ma che non dovrebbero essere utilizzati impropriamente per degenze/detenzioni prolungate in ambiente ospedaliero. Non sarebbero mai sufficienti, vista la maggiore reale morbilità dell’utenza detenuta che progressivamente si registra.La prima soluzione deve essere ricercata nella più adeguata funzionalità dei servizi sanitari interni agli istituti Penitenziari, in particolare sotto il profilo della medicina specialistica per tipologia di branche e dotazioni strumentali, sì da rendere il ricorso all’ospedale necessario solo per diagnostica di II-III livello, chirurgia, emergenze. E non solo. Diviene necessario l’utilizzo delle procedure ospedaliere di day hospital, day sunrgery, day service, per ridurre accessi e velocizzare diagnostica ed inquadramento terapeutico.E’ purtroppo un sistema da (ri)scrivere. Superando stigma e diffidenze, ma con la convinzione che una sanità in carcere adeguata ai tempi diviene un prezioso bene sociale.
Luciano Lucanìa, Presidente SIMSPe onlus

Sezione : Sicilia

Fonte :

20/03/2019